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Costretto a letto dall'influenza. Sai la novità, la metà delle persone che conosco è stata malata nelle scorse settimane, e senza dubbio l'ha già attaccata alla restante metà (io, per conto mio, sabato sono stato ad una festa, tossendo come un poeta romantico sulla via della morte per tubercolosi, prima di rendermi conto che non stavo troppo bene e tornare a casa: non male, eh?). Il fatto è che mi è venuto da pensare. Sai, quando hai sintomi simili alla febbre suina -febbre improvvisa sopra i 39, sintomi respiratori- e apri le news e trovi un sacco di roba su tutte quelle morti per influenza suina, ti viene da pensare per forza.
A me è venuto da pensare che, in fondo, non sembrava niente di diverso dalle mille influenze che ho avuto fin da quando ero bambino. Ho provato anche a guardare se mi era spuntata una coda a ricciolo tipo maialino ma, no, non credo sia così che funzioni. Il fatto è che l'influenza suina è una normalissima influenza, come mi ha detto il medico. E la psicosi? E le vittime, che hanno dato il via alla psicosi? Soggetti deboli, predisposti. Succede con ogni influenza stagionale, solo che non finiscono nei tg.
E se qualcosa non è nei tg, non è accaduto.
Non ho voglia di mettermi a parlare di complotti del Grande Fratello o delle multinazionali farmaceutiche. Rischierei di sparare solo una marea di cazzate. Vorrei solo parlare di come i nostri ritmi frenetici, uniti alla nostra abitudine al benessere ci hanno fatto perdere di vista un sacco di cose. In un passato neanche troppo remoto, le epidemie i morti li facevano eccome: una malattia che colpiva milioni di persone e ne uccideva poche migliaia era un sogno. Oggi, un incubo. Vogliamo la pillola miracolosa, che non solo ci salvi la vita, ma non ci faccia neanche perdere troppo lavoro in ufficio, e se possibile neanche la partita di calcetto con gli amici. E da questo gruppo non mi tolgo neanch'io, visto che domenica, mentre a letto sentivo come se nella mia testa ne crescesse un'altra più grande e per giunta incandescente, farneticavo di tornare all'università entro martedì, perchè avevo la presentazione d'inglese da fare e bla bla bla. Con il sorriso di compatimento del vecchio medico il giorno dopo.
Perchè noi al giorno d'oggi ignoriamo il fatto che la scienza i miracoli non li fa, specialmente quando la materia di base non è granchè. E, guardiamoci in faccia, la materia umana di base non è granchè: siamo un meccanismo che si guasta con un nonnulla, come pretendiamo di funzionare come robot?
Siamo seri. E godiamoci, senza ansie, quei quattro o cinque giorni a letto. A pensare, o tuttalpiù a leggere, chè gli schermi fanno male agli occhi. A dire la verità farebbero sempre male agli occhi, ma è quando siamo malati che ce ne accorgiamo.
Che il mondo, nel frattempo, non è che prenda a girare più velocemente per farci un dispetto. E' che prima non ci rendevamo conto che avesse messo la quinta.
Scritto da JonLivingstone
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Sono le nove, nove e un quarto. Apro la porta di casa, accendo la luce. "C'è nessuno?" C'è nessuno. Accendo i termosifoni, il freddo mi è già addosso come tante gocce e con questi residuati bellici ci vorranno ore prima di avere addosso un tepore accettabile. La porta della mia camera è socchiusa, il letto sfatto, i libri gettati alla rinfusa sul pavimento accanto al sacchetto delle gocciole mulino bianco, mentre i coniglietti suicidi mi guardano dalla parete. Tutto come stamattina, alle nove, quando sono uscito di casa per andare in dipartimento.
Una doccia, ho bisogno di una doccia lavapensieri. Uno sproposito di bolletta d'acqua dopo, sono già lì a controllare internet per la prima volta di oggi. Ben poco di nuovo dal mondo. Un messaggio, ho voglia di andare a prendermi una birra in centro con quelli di facoltà?
Raccolgo i jeans, le scarpe, cambio maglione con uno meno da adulto, la sciarpa,il cappotto. I libri sono ancora sul pavimento.
E il fatto è che, a me, questa vita piace.
Scritto da JonLivingstone
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Le gocce del temporale sul vetro, la casa buia di sonno, il sugo pomodoro&rucola per finire quella busta di verdura troppo grande, la serie A per sentito dire, il libro da studiare e il piumone. Domenica come tante.
La voglia di dire al mondo di lasciarti in pace.
Bianciardi era un genio, comunque, me ne accorgo ad ogni rilettura. Solo che non riesco a resistere alla tentazione di raccontare le cose come un bitinicco arrabbiato, comunque. Un giorno troverò un modo migliore, vestiti che non stiano nè larghi nè stretti alle mie parole.
(chi indovina di cosa cazzo stessi parlando sopra vince una foto autografata del Livingstone)
Scritto da JonLivingstone
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La stradina è solitaria
non c'è un cane; qualche stella
nella notte sopra i tetti:
e la notte mi par bella.
E cammino poveretto
nella notte fantasiosa
pur mi sento nella bocca
la saliva disgustosa. Via dal tanfo
via dal tanfo e per le strade
e cammina e via cammina,
già le case son più rade.
Trovo l'erba: mi ci stendo
a conciarmi come un cane:
Da lontano un ubriaco
canta amore alle persiane.
Dino Campana
Quante cose dovresti scrivere, fare, realizzare, Livingstone? Le scadenze si avvicinano e tu sei uno yogurt di quelli che vanno a male subito. Quante telefonate, mail, devi fare? - Sempre che tu voglia farle, s'intende.
Non prendere scuse per restartene nel tuo eremo sopra i tetti e sopra il tramonto. Non ti fare domande del genere solo quando sono le tre di notte, e tu stai mentalmente calcolando le ore di (non) sonno prima della prossima lezione, e cammini sopra gli archi di pietre nere gocciolanti e fai lo slalom fra i gruppi vocianti e senti Manuel Agnelli cantare ad orari impossibili e qualcuno rispondergli con liriche imparate a memoria mentre gli arabi magri e dinoccolati guardano tutto da dietro il banco del kebab e se la ridono, no, cerca di fartele anche di giorno certe domande che forse era meglio non farsi mai.
Scritto da JonLivingstone
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Il cantante Federico Fiumani l'ho sentito nominare la prima volta in quello che era il mio libro preferito a tredici anni, cioè "Jack Frusciante è uscito dal gruppo". Quando, molto più tardi, ho capito cos'era la new wave, e ho ascoltato qualche canzone dei suoi Diaframma, ho cominciato ad apprezzare un sound che, solo in Italia, poteva competere con quello che succedeva contemporaneamente a Londra, nonchè dei primi testi non banali del rock italiano (Manuel Agnelli era di là da venire). Mai un gran fan dei Diaframma, ma in ogni mia top ten del rock italiano un posticino se lo sarebbero meritati.
Scritto da JonLivingstone
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La prima volta, Rachel mi ha portato attraverso la biblioteca verso una stanza piccola, seminascosta e semibuia. Attaccato alla porta c'era un foglio di quadernone con su la scritta "Italian Tutor". "Ecco qua" mi ha detto, in un italiano che cinque anni qui non hanno potuto liberare dall' accento yankee, "Potete mettervi su quel tavolo, sullo scaffale ci sono le grammatiche, per la lavagna devi chiedermi -come si dice?- il pennarello".
Scritto da JonLivingstone
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L'autunno è iniziato stamattina, in forma di gocce che picchiettavano contro la tenda, posandosi e poi scivolando casualmente dall'altra parte del tessuto grigio-azzurro, mentre io cercavo a tentoni gli occhiali nel mucchio confuso di jeans e camicia che mi facevano da cuscino.
Scritto da JonLivingstone
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La mia adolescenza costa novanta euri, a quanto pare. No, non devo metterla giù così tragica, e soprattutto cominciare dall'inizio. Da quella mattina di primo ottobre in cui mi sono incamminato verso la mia vecchia scuola di musica, con in spalla la vecchia polverosa custodia dei primi tempi. Dentro, il mio primo basso, Roy: un Fender Precision imitato dalla pietosa ditta italiana Roytek, comprato nel duemiladue da un dubbioso papà.
Di un bianconero che più smorto non si può, e dalle improbabili chiavette a forma di trifoglio. Servito fedelmente alla causa dell'imparare scale (e ti credo, con quei maledetti tasti distanti un chilometro l'uno dall'altro) e seguire il metronomo (nonchè la batteria dei dischi di gente tipo Incubus e Green Day). Primo basso portato in sala prove con un anonimo gruppo cover dei Metallica. Non primo basso portato sul palco di un locale: avevo già i diciotto, allora, una band che qualcosa pagava, e il mio adorato Ibanez blu elettrico: più slanciato e sexy, più piccolo e maneggevole,dal suono nettamente migliore, più corrispondente alla mia idea di basso (le corde devono quasi toccare i pickup, chè sennò dove l'appoggio il pollice destro? e i tasti devono essere piccoli e ravvicinati, che la sinistra possa quasi suonare da sola pigiandoli). Il basso che se ne sta ancora lì in camera, sempre pronto all'azione, ogni volta che devo andare alla sala prove o ogni volta che mi dico: ora basta studiare, mettiamo su un disco dei RHCP e vediamo quanto distacco riesce a darmi Flea.
Perciò, non ci ho pensato molto, l'altroieri, quando il capo della vecchia scuola mi ha chiesto se volevo vendere il mio primo basso. Novanta euri per un catorcio che ne vale sì e no cinquanta? Dove devo firmare?
Così. Sono rientrato dopo anni nella scuola dove hanno cercato di eliminare per anni i miei vizi musicali e dove sono riusciti ad inculcarmi un'idea del suonare che è stare insieme, far gioco di squadra, preoccuparsi della riuscita del pezzo e non dell'assolo.
"Vabè, ve lo faccio vedere un secondo come suona: è stato cinque anni nell'armadio, da quando ho comprato l'Ibanez". Onesto, troppo onesto? In realtà volevo solo infilare un'altra volta il pickup in quel vecchio amplificatore sullo scaffale a destra, appoggiarmi sul divano.
Funzionava ancora.
Le dita un po' arrugginite, devo dire. Le corde però ancora reggono, ho sempre preferito metterci trenta euri al set ma non vedermele restare in mano ad ogni colpo di plettro. Un giretto sulla scala blues, neanche due battute. Uno di quei fill che i bassisti improvvisano quando non hanno nulla da fare. Non un gran suono, ma per farci imparare qualche bassista dodicenne, più che bene.
Già. Pensare che, anche se io non ho decisamente trovato un gran successo nella musica, qualcuno possa imparare le pentatoniche e via dicendo sulle stesse corde dove ho sudato lacrime, beh. Sperando che con la musica gli vada meglio di quanto sta andando a me, che sia più bravo e più inquadrato nel metronomo e meno propenso ad andarsene per cazzi suoi inseguendo il fill più figo. Cerchio della vita e stronzate simili.
Magari ogni tanto ci torno,là, a salutare i vecchi maestri, e il cuginopianista. E ad improvvisare qualche vecchio standard insieme. Chissà se Roy mi farà le feste, vedendomi ancora, o se si sarà dimenticato di me.
Scritto da JonLivingstone
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Scritto da JonLivingstone
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E' stato quando, all'ora di cena, mia madre mi ha chiamato, che mi sono reso conto che quella era la mia prima conversazione della giornata con chicchessia.
Niente di strano, eh. Due giorni di clausura pre-esame, a guardare la città ingrigirsi dalla finestra, la stanza alla mia sinistra ancora sfitta, quella alla mia destra lasciata vuota dalla Mani che, forse, è dai suoi. Andare a cazzeggiare dai vicini, non se ne parla prima dell'esame di domani. I miei amici, più o meno tutti nella stessa situazione. Sotto esami, il telefono di solito squilla solo per proporti cose che non puoi fare.
Solo, non mi ero reso conto di non aver aperto bocca per ore e ore. Di essermi imposto, oltre alla clausura, anche un silenzio claustrale. Neanche una canzoncina sotto la doccia o un'imprecazione al momento di scottarsi con la padella delle verdure.
Sì, credo che sia normale, quando vivi da solo e sei in un periodo in cui non hai tanto tempo da dedicare agli amici, e per di più piove.
Non è nemmeno tanto triste, a pensarci bene.
Scritto da JonLivingstone
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eccomi
Un ragazzo dalla palindroma età di ventidue anni (23/12/1986). Magro, quasi alto. Un cespuglio di capelli ricci mal pettinati, occhiali, barba volutamente incolta. Un plettro viola al collo come talismano imperfetto, un paio di jeans e delle adidas come divisa standard. Un maglione a collo alto d'inverno, una t-shirt con i suoi eroi d'estate. Cerca di apparire nell'ordine come un poeta, una rockstar, un rivoluzionario, un bohemièn. A volte ci riesce,a volte no. Nel frattempo è sopravvissuto sia a cinque anni di liceo classico vissuti in modo amorfo e prevedibile, sia a due anni d'università vissuti in un modo che è stato devastante per il suo equilibrio posichico. Studia (lingue e letterature straniere, chè alla fin fine è la letteratura che gli piace e quella che gli piace è quasi tutta yankee), legge tonnellate di libri, suona il basso anche se al momento (momento? mesi!) è in cerca di gruppo, scrive roba inutile, si innamora di quasi ogni ragazza che incontra, esce con gli amici e spesso beve e torna a casa cantando le parole di qualche canzone scritta da un tizio al momento morto. Un anno fa, per vedere il mondo, trovare sè stesso e bere birra a buon mercato, decise di partire per l'Inghilterra. Da Leeds (West Yorkshire) è tornato forse cambiatissimo, forse uguale a prima.
io amo..
suonare, scrivere, chiacchierare ubriachezze filosofiche il sabato sera, la cioccolata, leggere, studiare, le ragazze con il senso dell'umorismo, ca°°eggiare in internet, le persone che non dicono mai un luogo comune,essere fuori moda
io odio..
razzismo. fascismo. moralismo. la musica commerciale. fighetteria varia. reality show ed altri tentativi di controllo mentale.
Gente che quando scrive riesce a cavarti fuori emozioni
J.Kerouac, A. Baricco, I.Calvino, J.Fante, D. Pennac, G.Garcìa Marquez, F. Garcìa Lorca, M. Và zquez Montalbà n, D. Coupland, J. Conrad, E.L. Masters, D.Eggers, C.Palahniuk, P.P. Pasolini, J.Amado, B.Easton Ellis, D.De Lillo,U. Eco, J. Joyce, B. Yoshimoto, G.Orwell, T. Morrison, J.Conrad, L. Sepùlveda, J.Franzen, O.Wilde, F. Scott Fitzgerald, W. Blake, E. Brizzi, R.Tagore, H.Murakami, T.S. Eliot, C.Bukovski, S.Benni, E. Vittorini, D.Thomas, C. Pavese,J.Gaarder, I.Allende, S. Vassalli, J.Steinbeck, N.Hornby e...beh, guardate il mio account su ANobii, no?
.....e gente che lo fa quando suona
Red Hot Chili Peppers, Santana, Jeff Buckley, Blur, The Clash, Rancid, Franz Ferdinand, The Doors, The Warlocks, Jeff Buckley, CCCP, Jamie Cullum, P.F.M., Cocteau Twins, Police, Vinicio Capossela, Jimi Hendrix, Rolling Stones, C.S.I., Green Day, Pearl Jam, Sting, Black Rebel Motorcycle Club, Tom Waits, Pat Metheny, David Bowie, Jaco, My Bloody Valentine, Manu Chao, Pixies, Iron Maiden, Emerson Lake & Palmer, Weather Report, Soundgarden, Television, The Who, Smashing Pumpkins, Metallica, Tool, Bloc Party, Bob Dylan, Yeah Yeah Yeahs, Velvet Underground, System Of A Down, Ramones, Wilco, Queens of the Stone Age, Sonic Youth, Modena City Ramblers, Led Zeppelin, Bob Dylan, F.De Gregori, Marlene Kuntz, F.De Andrè, Jethro Tull, Pink Floyd, Herbie Hancock, A Perfect Circle, Saturnino, The Smiths, Dredg, Joe Strummer & the Mescaleros, Incubus, Pavement, The Strokes, R.E.M., Muse, Interpol, Violent Femmes, Audioslave,Rage Against The Machine, Nick Cave and the Bad Seeds, Nirvana...vabè, anche qui forse è meglio che vi rimando alla pagina di Last.FMWishlist utopistica
Capire qualcosa del Futuro prima di uscirne fuori rattoppato. Inoltre aspetto l'amore della mia vita, un disco di rock veramente epocale, e tanto per gradire un mondo di pace e giustizia. Poi, per non rimanere deluso proprio del tutto, aspetto anche l'autobus.
ipse dixit
"Mi feci strada fra la folla: minatori dei quartieri bassi che si avviavano alla partita di calcio, campagnoli venuti a fare spese, gente che ammirava le vetrine dei negozi; uomini laceri e silenziosi, fermi sulle cantonate sotto la pioggia, isolati fra la folla, la calca delle madri che spingevano carrozzelle, delle vecchie vestite di nero con spille sul seno e cesti di vimini al braccio, ragazze eleganti con impermeabili lucenti e calze inzaccherate; marinai indiani piccoli, aggraziati, atteriti dal cattivo tempo; uomini d'affari con le ghette bagnate; attraverso una foresta di ombrelli che parevano funghi, meditando tutto il tempo sulle notizie di cronaca che non avrei mai scritto. E, rivolgendomi alla folla, pensavo: prima o poi vi metterò tutti quanti in un racconto" (da "Ritratto dell'artista da cucciolo" di D. Thomas)
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